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Il digitale nella DIDATTICA

L’82% degli studenti ha professori che utilizzano Internet - navigando su siti, visualizzando foto e filmati trovati online, ecc. - per spiegare meglio gli argomenti (il 34% spesso, il 48% a volte) e solo il 18% non ha questa fortuna.

Se la Lim è ormai un oggetto comune negli ambienti scolastici (e, dove c’è, la metà degli studenti la usa quotidianamente), non si può dire la stessa cosa dei tablet per ogni studente. Solo il 14% (l’anno scorso erano il 9%) degli studenti frequenta una classe ‘duepuntozero’: 2 su 3 addirittura li ricevono senza sborsare un euro oltre al classico contributo scolastico, mentre gli altri devono mettere ulteriormente mano al portafogli. Un ulteriore 14% può portare in classe il proprio device, in ossequio alla politica del BYOD (Bring Your Own Device), mentre tutti gli altri non li portano, per mancanza di soldi o di un esplicito invito da parte della scuola. Discorso simile per l’uso delle App – dizionari, calcolatrici, ecc. – durante le lezioni: tutti ormai hanno uno smartphone ma solo il 45% lo può mettere in funzione per compiti e spiegazioni.

Una della conseguenze è che appena il 9% degli studenti (il 12% al Nord) ha tutti i libri di testo in formato digitale. Numeri insufficienti anche se aggiungiamo quel 16% che qualche e-book per la scuola lo ha comprato. 

 

Ma un altro risvolto negativo della faccenda è che la scuola, luogo deputato per far apprendere ai ragazzi cose nuove, non insegna niente in tema di tecnologia. Gli studenti, quando parliamo di innovazione, le conoscenze se le portano da casa. Il 55% degli intervistati giudica nullo o quasi il contributo del percorso scolastico nella costruzione del bagaglio di saperi in ambito digitale (un numero che al Sud sale al 72%). A mancare è un approccio sistemico al problema. Gli istituti sono immobili, non prendono iniziative: solo 1 scuola su 3 (il 32%) lo scorso anno ha organizzato corsi o incontri per migliorare la cultura digitale dei ragazzi 

 

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IL DIGITAL DIVIDE nella scuola italiana